Toxoplasmosi e gravidanza

Il gatto è davvero il più grande pericolo?

Toxoplasmosi e gravidanza: spesso si sente dire che “devi mandare via il gatto” o che “il gatto è pericoloso perché ti trasmette la toxoplasmosi” e altre cose. Ma è davvero così? Il gatto è davvero il più grande pericolo di infezione per la donna? Per rispondere a queste domande, bisogna conoscere la toxoplasmosi e il suo ciclo nel gatto. Facciamo chiarezza.

“Dottore, ho scoperto di aspettare un/a figlio/a e ho il gatto: mi hanno detto che devo mandarlo via di casa fino al parto perché mi trasmette la toxoplasmosi, è vero?”
Questa è una delle domande che spesso viene rivolta ai Veterinari da donne in dolce attesa. Fortunatamente i tempi sono cambiati e questa domanda ci viene rivolta sempre meno: 30-40 anni fa non ci si poneva nemmeno la questione, il gatto veniva messo alla porta senza molti problemi. Ovviamente non tutti ma la maggior parte si.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in modo scientifico su cos’è la toxoplasmosi, come si prende, qual è il ciclo nel gatto e cosa fare per prevenire le infezioni.

Toxoplasmosi: che cos’è?

Il Toxoplasma gondii è un parassita intracellulare obbligato (Regno Protista Phylum Apicomplexa) che può trasmettersi tra animali (mammiferi, uomo compreso, e uccelli) con l’ingestione di carne od ortaggi crudi contaminati da feci contenenti la forma infettante del patogeno, le oocisti. Una volta che viene infestato dal Toxoplasma, un soggetto sano sviluppa l’immunità e questo comporta un blocco della moltiplicazione del parassita, con conseguente genesi dei tachizoiti, o un forte rallentamento della loro riproduzione, con conseguente genesi dei bradizoiti. I tachizoiti sono i responsabili della formazione di cisti soprattutto nel cervello, negli occhi e nei muscoli: di conseguenza, l’ingestione di uno o più di questi organi infetti non cotti può essere fonte di trasmissione. All’interno del soggetto, le cisti possono rimanere inattive per molti anni senza dare sintomi e riattivarsi nei casi in cui l’immunità del soggetto, per vari motivi, viene meno.

Perché il gatto è tanto “importante” per la trasmissione di questo parassita?

La famiglia dei Felidae è l’unica in cui avviene la cosiddetta “riproduzione sessuata” mentre quella “asessuata” è presente in tutti i mammiferi. La riproduzione sessuata forma gli sporozoiti, l’elemento infestante, che viene emesso nell’ambiente attraverso le feci sotto forma di oociste mentre quella asessuata forma i tachizoiti che si moltiplicano fino a che il sistema immunitario dell’ospite non inizia a combatterli. Al termine di questa “lotta”, come descritto precedentemente, i tachizoiti formano le cisti tissutali.
Brevemente, il ciclo del Toxoplasma gondii avviene nel seguente modo: il gatto si può infestare mangiando roditori infetti, uccelli infetti o carne cruda infetta. Già da questa prima informazione si può dedurre come un animale che vive sempre in casa e che non viene alimentato con carne cruda abbia una probabilità quasi nulla di contrarre questo parassita. Successivamente all’ingestione delle cisti, dopo un tempo variabile compreso tra 3 e 36 giorni, il gatto emette per circa 20 giorni le oocisti attraverso le feci ed esse diventano infestanti 1-5 giorni dopo l’emissione. Dopo tale periodo, anche in caso di nuova infestazione, è molto raro che il gatto possa emettere nuovamente oocisti infestanti nell’ambiente: di conseguenza, un gatto positivo emette le oocisti per circa 20 giorni nell’arco della sua intera vita. Nell’uomo l’infestazione avviene, come per il gatto, per ingestione delle cisti. Per prendere la toxoplasmosi dal gatto una persona dovrebbe toccare le feci, lasciate nella cassettina almeno 1-5 giorni, di un soggetto positivo alla toxoplasmosi negli unici 20 giorni della sua vita in cui emette le oocisti e mettersi poi le mani sporche in bocca: evento più unico che raro. Statisticamente è molto più probabile che una persona si possa infestare attraverso la manipolazione e l’ingestione di alimenti, come carni e verdure, crude e non lavate.

Quindi il gatto è davvero il più grande pericolo?

La risposta a questa domanda è no. Da quanto detto precedentemente, si capisce come il gatto sia l’anello fondamentale per l’emissione nell’ambiente di oocisti infettanti ma che la trasmissione all’uomo avviene molto più frequente per altre vie. Vediamo cosa dice l’Istituto Superiore di Sanità:

“Uno studio che ha coinvolto diversi centri in Europa, tra i quali anche due centri italiani (uno a Napoli e uno a Milano), pubblicato sul British Medical Journal nel 2000, indica tra le principali fonti di infezione nelle donne gravide il consumo di carne poco cotta. Dai risultati emerge infatti che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne poco cotta). È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. Lo stesso studio evidenzia che un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente.
Infine, negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni (le cisti del parassita si schiudono dopo tre giorni a temperatura ambiente e alta umidità). Il vero serbatoio della toxoplasmosi è invece rappresentato dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.”

Questo mette una parola definitiva sulla frequenza e sulla pericolosità del gatto per la trasmissione della toxoplasmosi.

Quindi, verso il mio gatto, posso comportarmi come faccio sempre?

Dipende. Quello che certamente si deve fare è attuare le norme di igiene comune: evitare di pulire la lettiera senza dispositivi di protezione individuale, pulirla più volte al giorno (ricordiamo che nelle feci le oocisti diventano infestanti 1-5 giorni dopo l’emissione) ed evitare, anche se sono animali molto puliti, che metta il suo “lato B” sulla nostra faccia o sul cuscino. Nel caso in cui questo avvenisse con regolarità, certamente dovrebbe essere un comportamento da evitare.

Quali sono i sintomi della toxoplasmosi? Ma se la prendo, è pericolosa per me o mio/a figlio/a?

Disclaimer: questo è un blog di Medicina Veterinaria, quanto scritto successivamente non deve essere inteso come sostituzione di una visita dal proprio Medico Chirurgo curante e non deve essere utilizzato come auto-diagnosi.

La toxoplasmosi è, in genere, una malattia asintomatica in soggetti sani e immunocompetenti. Può manifestarsi, in fase acuta, con sintomi molto simili all’influenza o alla mononucleosi: stanchezza, lieve rialzo febbrile, linfoadenopatia, malessere, dolori muscolari, ecc. Nei soggetti immunocompromessi (malati di AIDS, soggetti in forte immunosoppressione per malattia o trapianto) si può avere la forma nervosa centrale con sintomi quali cefalea, alterazione dello stato mentale, convulsioni, coma, febbre, e talvolta deficit neurologici focali, come per esempio deficit motori o di sensibilità, paralisi dei nervi cranici, anomalie visive e convulsioni focali. Esistono anche una forma congenita, presa dal feto durante la gravidanza, una forma oculare e una forma disseminata. Nel caso in cui una donna si infestasse con Toxoplasma gondii durante la gravidanza, la possibilità di aborti, malformazioni, deficit o altre malattie sono dipendenti dal trimestre in cui la futura mamma è stata infestata. Se l’infestazione materna è stata acquisita durante il 1° trimestre, la sopravvivenza del feto è di circa il 15%, durante il 2° trimestre la sopravvivenza sale al 30% mentre durante il 3° è di circa il 60%*.

Hai ancora dei dubbi o delle curiosità? Scrivici, saremo lieti di risponderti!

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* Maldonado YA, Read JS, AAP Committee on Infectious Diseases. Diagnosis, treatment, and prevention of congenital toxoplasmosis in the United States. Pediatrics. 2017;139(2):e20163860

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